Il tasso è animale protetto a tutti gli effetti sul territorio nazionale dalla Legge quadro sulla caccia No.968, del 27 dicembre 1977. La suddetta Legge recita all'articolo 11:
"E' vietato, ai fini della presente legge, abbattere, catturare, detenere o commerciare esemplari di qualsiasi specie di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna selvatica italiana."
In Lombardia però il tasso aveva già raggiunto lo status di specie protetta il 29 maggio 1973, quando fu approvata la Delibera No.3999 della Giunta Regionale. Essa stabiliva il divieto di uccisione o cattura per 214 specie di animali selvatici, in gran parte uccelli. Le ammende previste per i trasgressori variavano da un minimo di lire tremila ad un massimo di lire centottantamila.
Le norme protettive che vietano la caccia o la cattura di una specie non bastano, da sole, a garantire un futuro prospero per la specie stessa se, nel contempo, non viene salvaguardato l'ambiente in cui essa vive, quindi la sua nicchia ecologica e più in generale l'intero ecosistema.
Questa consapevolezza si è fatta strada nell'opinione pubblica, anche attraverso le campagne di sensibilizzazione delle organizzazioni ambientaliste, ma stenta ancora ad affermarsi presso le istituzioni pubbliche preposte alla gestione del territorio, come le amministrazioni locali.
Nell'ambito dei criteri per la protezione del tasso in Italia credo di poter indicare tre pericoli che incombono su questa specie: il primo pericolo deriva dalla distruzione del patrimonio boschivo, incendi, disboscamenti e successivi rimboschimenti non appropriati tolgono spazio vitale a questo mammifero scava le sue tane sempre in ambienti con una discreta copertura arborea.
Anche l'introduzione di specie animali alloctone o invasive è un grosso pericolo: mi riferisco al problema dei cinghiali e all'evidente disturbo che arrecano alla popolazione di tassi.
Il terzo problema è legato al comportamento dei tassi, che percorrono abitualmente diversi chilometri ogni notte in un territorio che arriva a 200 ettari e che, in ambiente montano, non occupa una fascia altitudinale ma si estende da monte a valle (Kruuk & De Kock, 1981). Lo scopo di questi spostamenti è la ricerca di cibo. Tutto ciò implica spesso l'attraversamento di strade asfaltate, con evidente pericolo di investimenti. Ricordo che secondo diverse ricerche gli investimenti sono la causa prima di decesso per i tassi (Jefferies, 1975; Lups, 1983). In Inghilterra è stato progettato un sottopassaggio stradale consistente in un tubo di acciaio del diametro di 600 mm integrato da reti di protezione che indirizzano l'animale verso il sottopasso (Neal & Cheeseman, 1996). Strutture di questo tipo sono operanti con successo dal 1976 sotto l'autostrada M5, mentre in altre situazioni sono state approntate delle passerelle per gli animali all'interno dei canali di scolo dell'acqua piovana che passano sotto alcune strade.
Applicare strutture di salvaguardia ambientale durante la costruzione o la manutenzione delle strade, oltre ad incidere in maniera minima sui costi, può invece incidere molto sulla sicurezza della viabilità: l'investimento di animali infatti provoca un danno all'ambiente ma potrebbe anche causare seri incidenti ad automobilisti e motociclisti.
Bibliografia
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JEFFERIES D. J., 1975 - Different activity patterns of male and female
badgers (Meles meles) as shown by road mortality - J.Zool., London, 177, pp. 504-506.
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KRUUK H. & DE KOCK L., 1981 - Food and habitat of badgers (Meles meles L.)
on Monte Baldo, northern Italy - Z. Saugetierkunde, 46, pp. 295-301.
- NEAL E. & CHEESEMAN C., 1996 - Badgers - T & A D Poyser ltd, London, p. 271.
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LUPS P., 1983 - Gewichtsschwankungen beim Dachs (Meles meles L.) im
bernischen Mittelland, nebst Bemerkungen zu seiner Biologie - J.
Naturhist. Museum, Bern, 11, pp. 273-289.
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